VINO IN-DIPENDENTE 2018, FIERA A CALVISANO

Vino In-dipendente: una fiera piccola e piena zeppa di cose buone (attenzione: tanti consigli per gli acquisti)  

Articolo pubblicato su Slow Wine del 28.02.2018

Rientrando a Milano dopo un weekend trascorso sui Colli Bolognesi ho pensato bene di fermarmi qualche ora alla fiera Vino In-Dipendete (clicca su http://vinoindipendente.it) che si svolgeva nella Sala Polivalente Beata Cristina di Calvisano, piccolo paese di origini romane, in provincia di Brescia, nei giorni 18 e 19 Febbraio. Il mio passaggio in fiera è stato breve, giusto il tempo per rendermi conto della qualità dei produttori presenti.

Vino In-dipendente è una fiera al suo quarto anno di svolgimento che nasce dalla volontà di Stefano Belli, classe 1978, di far conoscere al pubblico bresciano che il vino senza chimica in vigna e cantina si può fare e, come sappiamo, può emozionare a livello organolettico, quando lasciamo i nostri sensi ‘in modalità’ ricettiva.

La scelta di svolgere la fiera a Calvisano è per dimostrare che le manifestazioni valide nascono e crescono nelle periferie, come mi racconta Stefano. I produttori per partecipare devono rispettare i requisiti del regolamento presente sul sito dell’evento e la selezione viene fatta attraverso un’accurata selezione di assaggi oppure in cantina.

Quest’anno i produttori presenti erano circa una settantina, arrivavano da tutta Italia e anche dalla Slovenia. Il prossimo anno Stefano valuterà di ridurre il numero di partecipanti a 60 in modo tale da concedere più visibilità’ ai presenti.

Ma veniamo ai vini: ecco una lista emozionale che riassume la mia breve esperienza.

  • Interessante rassegna di Barbera in Val Camonica, la valle più grande della provincia di Brescia nella parte Nord-Orientale della Lombardia contraddistinta da terreni calcarei. Mi sono piaciuti i vini dell’azienda Fortunato Bressanelli con la sua Lupus in Vigna e dell’azienda Antonio Ligabue con lo strepitoso Rosso Minego, ricco di succo e complessità, tra l’altro quest’ultimo produce anche un’interessante interpretazione di Ciliegiolo di montagna chiamato Inamàra.
  • ll Pinot Bianco 2017 prodotto sui Colli Iberici, in provincia di Vicenza, da Giampiero Acco dell’azienda Pezzalunga, finalmente un Pinot Bianco in purezza come lo volevo incontrare e comprare, ed i suoi potenti Cabernet Franc in purezza da terreni vulcanici che gli conferiscono grande vigore, note balsamiche e profondità.
  • La conoscenza dell’uva Boschera, vitigno autoctono recuperato dei Colli Trevigiani, in provincia di Treviso, che viene fatta rifermentare in bottiglia con i suoi lieviti: un vino frizzante con note di erbe aromatiche e fiori bianchi di una piacevolezza immediata dell’azienda Winkler. La Bianchetta, altra uva autoctona, 2006, lavorata da Gigi Miracol insieme al suo Diversamente Bianco, o come scritto in etichetta “Vino bianco ignorante Italia da uve abbandonate da Dio e dagli uomini, amorevolmente raccolte in 6 vendemmie coraggiose”, lasciato macerare per 30/40 giorni.
  • La strepitosa Albana Rigogolo 2016 dell’azienda Andrea Bragagni di Brisighella, nella versione magnum Ravenna Bianco che affina in tonneau per 12 mesi, buona da bere subito oppure lasciare in cantina per qualche anno ed emozionare in seguito con le sue infinite sfumature.
  • La conoscenza con Marta Sierota di Podere Anima Mundi in Toscana, vicino Pisa, che lavora in purezza vitigniautoctoni quali il Pugnitello, Foglia Tonda e Colorino.
  • I vini di Fattoria San Vito all’interno della Valgraziosa a pochi passi dalla Certosa di Calci e a 10 km da Pisa, vini freschi che vanno solo in acciaio da uve sangiovese, cabernet sauvignon, colorino e canaiolo.
  • I metodo classici dell’Oltrepo Pavese di Stefano Milanesi, eno artigiano, che ho avuto il piacere di rincontrare dopo un seminario sui vini dell’Oltrepo Pavese tenutosi al Vinodromo di Milano qualche settimana fa. Vini di struttura con effetti piacevoli di sensazioni acido sapide e cremosita. Oltre gli spumanti Stefano Milanesi produce vini fermi da Barbera e Croatina tipici del luogo.
  • La conoscenza con il Picodentro, il Nebbiolo tipico della Valle di Donnas in Val D’Aosta, dell’Azienda Vitivinicola Selve, e’ stata una grande emozione. Un vino unico al mondo come viene definito. Mi e’ piaciuta moltissimo questa espressione di nebbiolo di montagna, timido ma generoso, con tanta frutta, spezie e profondità. Vini eleganti, sottili e dritti che vengono prodotti dai diversi cinque cru dell’azienda. Consiglio di andare sul loro sito per vedere le bellissime foto dei vigneti a pergola sostenuti da colonne di pietra.
  • Lo Zibibbo in versione secca e dolce dell’Abbazia San Giorgio di Battista Belvisi a Pantelleria che ho avuto il piacere di riassaggiare ed apprezzare molto sin dalla prima volta.
  • Il Dolcetto di Ovada Celso di Cascina Boccaccio, azienda nel Basso Monferrato piemontese, vinificato in acciaio ed affinato in cemento, di grande bevibilità.
  • La Garganega macerata insieme al Trebbiano di Soave e la versione rifermentata, della giovane Azienda Il Roccolo di Monticelli, a Lavagno, in provincia di Verona. Garganega dalle deliziose sfumature di erbe aromatiche, erbe di montagna e miele.
  • I vini della Tenuta Ca Sciampagne nella campagna di Urbino, nelle Marche, che con il suo Bianchello Ribelle, da uve Bianchello Del Metauro, macerato per ventotto giorni sulle bucce, nobilita i vini macerati del centro Italia

In conclusione  una fiera piccola e ben organizzata, piena zeppa di piccoli produttori testimoni di aree viticole vocate poco battute dai normali sentieri enologici, dove la qualità dei vini e del cibo offerto era notevole e si poteva acquistare direttamente dai produttori. Un grazie a Stefano Belli per la disponibilità e alcune foto.

Barbara D’Agapiti