Conoscete la nuova voce del vino naturale in USA? Vi presentiamo Marissa A.Ross

Articolo pubblicato su SlowWine del 3 Luglio 2018. 

 

 

Marissa A.Ross è autrice del libro Wine. All the time. The casual guide to Confident Drinking (quie del seguitissimo blog Wine. All the Time. Redattrice ed editrice della sezione vino per la rivista Bon-Appétit (qui), ha scritto online per Saveur, Elle, Man Repeller (qui), Pitchforke Vice’s Munchies (qui). Marissa è co-proprietaria e conduttrice del comico podcast Natural Disasters (qui), insieme al produttore di vino californiano Adam Vourvoulis, e racconta in modo attivo la sua vita sul suo account Instagram (qui), con circa quarantamila followers. Vive a Los Angeles.

Ho avuto modo di conoscere Marissa lo scorso anno quando si trovava in Umbria, invitata da Matt Mollo di SelectioNaturel (qui), importatore americano dell’azienda Vini Conestabile della Staffa di Perugia, e la distributrice americana Amy Atwood (qui). Da subito è nata una forte simpatia. Mi piacciono le persone come Marissa che affrontano la vita con sorriso, sono disponibili verso il prossimo e si battono pubblicamente per cause in cui credono. Mi ha conquistato con la sua irresistibile ironia, dote rara in un mondo enogastronomico che si prende troppo sul serio.

Dopo l’Umbria, ci siamo di nuovo incontrate lo scorso Aprile in occasione delle fiere del vino naturale parallele al Vinitaly. Questo era il programma: venerdì Vini Veri, sabato VinNatur, domenica C’era Una Volta. Boom ! Tre giorni di giostra alcolica tra incontri, divertimento e vini: buoni e meno buoni  Alla fine, sulla strada di ritorno verso l’aeroporto di Venezia, le ho fatto una piccola intervista: ci tenevo a far conoscere in Italia questa ragazza divertente che parla di vino in modo originale, appassionato e, soprattutto, riscuote tanto successo tra i giovani americani. 

Ah, dimenticavo, non ci sono scuse alcune, Marissa beve solo vini naturali e scrive di questi: è sostenitrice di piccoli produttori che realizzano vini con minimi interventi in cantina, supporta gli importatori, distributori e wine shop che permettono di far conoscere questa produzione agli appassionati.

– Come è iniziata questa avventura Marissa?  

Non ho mai pensato di scrivere di vino nella mia vita per vivere, stavo perseguendo l’obiettivo di fare commedia, scrivere per la televisione e recitare. Ho iniziato a scrivere di vino per divertimento ed ho aperto il mio blog ‘Wine Time’ nel 2012 e facevo dei video web divertenti in internet presentando vini. Lo facevo solo per divertimento, nessuno lo leggeva, forse avevo 14 visite al mese ma ero sicura che quelle visite erano per me. In quel momento facevo tre lavori a Los Angeles e scrivere di vino era l’unico momento in cui ero da sola, un modo per me per evadere e in un certo senso un modo per viaggiare. Non avevo soldi per viaggiare, considera che non ero mai stata in Europa fino a qualche anno fa. Quando mi sedevo con una bottiglia di vino per scrivere potevo viaggiare in qualsiasi luogo nel mondo, chiudere i miei occhi ed essere in posti dove non ero mai stata prima. Potevo sentire quei luoghi ed era fantastico, inoltre era del tempo dedicato solo a me. Nel 2015 il New York Magazine nella sezione separata chiamata Grub Street (qui) che parla di cibo, mi ha creato un profilo, al quale non ho dato molto peso in quel momento, ero troppo impegnata e concentrata per lavorare come attrice comica in televisione, sperando che qualcosa prima o poi si sarebbe realizzato, anche se poi non è mai accaduto.

– Come ti ha rintracciato il New York Magazine? 

Non lo so come mi hanno trovato credo che il reporter si sia imbattuto in uno dei miei video di vino in internet. Quando questo profilo è uscito, la mia casella di posta elettronica è esplosa di email ! Pubblicisti ed agenti che mi chiedevano di scrivere un libro sul vino, e non pensavo che potesse essere qualcosa che io potessi fare, perché non avendo una laurea, ne diploma di sommelier e non avendo mai lavorato nell’industria del vino non mi sentivo all’altezza. Mio marito mi ha supportato molto in questo, consigliando che forse era il caso di seguire questa strada e così ho fatto; ho scritto la mia proposta per il libro e con gli ultimi 1000 dollari che avevo da parte sono volata a New York per vendere il mio libro che poi fortunatamente ho venduto nel Giugno del 2016. Sei mesi dopo lavoravo per le Bon Appetite.

– Quando hai iniziato a bere vini naturali? 

Nel 2013, quando ancora bevevo vini veramente cattivi, il co-fonder di Selection Massale, Cory Cartwright, un’importazione di vini naturali in America, principalmente francesi, che mi seguiva in twitter e mi trovava simpatica, mi ha invitato ad una delle sue degustazione in un negozio del vino a Los Angeles. I vini che ho assaggiato in quell’occasione erano incredibili, non avevo mai assaggiato cose simili prima di allora, la mia mente era esplosa. Questi vini costavano 10-15 dollari ed erano cosi buoni e di questo ne ero molto felice, in quel momento ero molto povera e non mi potevo permettere di comprare vini costosi. Diventai ossessionata con questo negozio di vino, Domaine LA, non sapendo inizialmente che erano naturali ma solo che mi piacevano molto ed erano al di sotto dei 15 dollari. Quando ho scoperto che erano vini naturali e quello che significava, è diventato per me molto importante concentrarmi su di loro, non solo perché mi piacevano, ma anche perché credo che loro siano giusti per l’ambiente, per i consumatori e per le piccole aziende.

– Hai mai studiato di vino? 

Non ho mai fatto studi sul vino, ho imparato le cose da sola, anche prima di scrivere il libro andavo sempre a comprare del vino chiedendo cosa c’era di nuovo, cosa era interessante da acquistare, e tornando a casa con quella bottiglia cominciavo a fare ricerca e studio, tipo di uva, modalità di produzione e ogni volta andavo a cercare le risposte sempre in internet. Leggendo, leggendo in continuazione, come d’altronde faccio anche oggi per imparare le cose, visto che c’è sempre qualcosa di nuovo nel vino da imparare. Quindi mi sono formata da sola con la continua ricerca di risposte alle mie domande via web.

– Quale è stato il tuo primo vino Italiano che hai bevuto?

Il Masieri di Angelino Maule è stato il primo vino naturale Italiano che ho bevuto in Italia nel 2014 e subito ho pensato, mamma mia quanto è buono, interessante e così differente dagli altri vini Italiani che avevo bevuto negli States fino ad allora. A Los Angeles in quel periodo potevo trovare grandi Barolo, grandi Barbera, insomma vini strutturati, oppure qualche terribile Pinot Grigio anche dolce, commerciale e convenzionale. Quando sono tornata a L.A. ho iniziato a cercare i vini italiani naturali che perà si fanno fatica a trovare, ancora oggi la loro distribuzione è inferiore rispetto alla selezione dei vini francesi. Parlo della California dove io sono basata e dove posso dire che l’interesse nei vini naturali sta crescendo molto velocemente.

– Ti consideri una influencer ? 

(Esitazione) Forse sì .. sento di ‘influenzare’ qualcosa, almeno spero e in modo corretto, o almeno ci sto provando, anche se per me è difficile cogliere questo concetto di Influencer, perché sono a casa da sola, a scrivere di vino o fare qualsiasi cosa che poi rendo visibile al mondo, ma realmente non sono fuori a guardare quello che succede, sono cieca in questo senso. Io posso vedere che l’interesse sul vino naturale sta crescendo in una maniera incredibile ma sicuramente non posso dire che questo dipenda da me. Spero che in qualche modo lo stia rendendo più popolare e anche di educare alcune persone in merito, e comunque  il fatto che a L.A. il vino naturale stia diventando di interesse comune è un buon segno.

– A chi attribuisci la crescita del vino naturale a Los Angeles? 

Gli importatori di vino sono estremamente importanti, così come i negozi e distributori, ma molto dipende anche dal fatto che ci sono nuovi piccoli importatori in piu’ rispetto al passato. Io lavoro per Bon Appétite, però, in un certo senso, lavoro anche per gli importatori, per i distributori, e per i negozi del vino, in questo ordine. È così difficile, specialmente per i vini naturali, viaggiare così lontano, fino a Los Angeles, non avendo solfiti. È un viaggio lungo e per questo i produttori devono mettere molta attenzione nel produrli e far in modo che questi arrivino buoni così da poterli vendere.La crescita è dovuta quindi a una molteplicità di figure: produttori, importatori e distributori. Per rispondere in modo esaustivo alla tua domanda precedente, sì, anche io credo di avere un piccolo merito.  Posso dire ai consumatori: “Ehi! questi sono i miei importatori favoriti, vai in quel negozio e cerca di questo importatore, di questo produttore o di questo vino..” dei quali altrimenti i consumatori attenti e curiosi non conoscerebbero l’esistenza. Ma credo che sia merito di tutti questi soggetti messi insieme, abbiamo bisogno l’uno dell’altro in modo da far funzionare e crescere questo interesse. D’altronde io non avrei lavoro se non fosse per i produttori, per gli importatori, per i negozi del vino, come probabilmente loro non venderebbero tanti vini senza me, quindi è un lavoro che facciamo tutti insieme.

– Cosa fai per Bon Appétite?

Loro sono venuti da me dicendo che amavano il mio modo di scrivere e questo è stato un grande onore per me perché Le Bon Appetite è una delle mie riviste online favorite, ho molto rispetto per il mio capo e le altre persone che lavorano per il magazine. Il lavoro offerto consisteva di scrivere di vino, il mio impegno è di redarre almeno 3 articoli al mese, uno per la rivista cartacea e gli altri per il web. Io sono una perfezionista e scrivere di vino è molto di più che solo odorare e riconoscere le note di fiori o frutta eccetera, insomma le note comuni, invece il mio modo di scrivere è molto personale, molto emozionale e probabilmente non sarò mai in questa sintonia con qualcun altro che assaggia i vini nel modo più antico e diffuso; ma a me non importa. Qualche volta forse sono troppo prolissa e probabilmente non dovrei esserlo. Le Bon Appetite è per i consumatori di tutti i giorni non per gli appassionati di vino, quindi le persone che leggono non sono acculturati di vino e magari non vogliono andare così in profondità con le macerazioni carboniche o argomenti simili, quindi dovrei pensare di più ai lettori e scrivere in modo che sia di interesse comune, come anche il mio capo mi richiede. Insomma ogni volta tra gli argomenti che mi propone lui e quelli che vorrei scrivere io dobbiamo sempre venire a un compromesso. L’unica cosa certa è che non scendo mai a compromessi sui vini, loro sono sempre e solo vini naturali. Capita che dobbiamo discutere sull’argomento, delle volte ci sono cose che devo scrivere e preferirei non farlo, però fintanto che riesco ad avere una buona bottiglia di vino da portare di fronte alle persone e portare loro ad interessarsi al vino naturale, questo e’ tutto ciò che conta per me.

– Cosa pensi delle donne nel vino ? 

Penso che stia crescendo l’interesse delle donne e questo mi rende molto felice, ma è difficile, non penso che le donne vengano molto rispettate nel mondo del vino, in alcuni sensi si ma in altri no. Nonostante abbia scritto un libro di 300 pagine, scriva per un magazine nazionale, ci sono ancora uomini che dicono  “Ah that’s so cute”. Così carino?! Non diresti mai  questa frase denigratoria a un uomo che ha scritto un libro ! Per me è difficile, e penso che gli uomini delle volte non vogliono, non accettano la presenza delle donne e c’è una mancanza di rispetto.  Ma è un lavoro molto importante ed è bello vedere che ci sono donne coinvolte e penso che tutte noi dobbiamo lavorare insieme per essere unite e supportarci a vicenda. Questo è anche un altro aspetto difficile, ci sono cosi’ poche donne e molti uomini e le donne delle volte sono competitive tra di loro perché pensano che ci sia solo posto per una di loro invece di supportarsi. Credo che sia veramente importante che le donne si muovano e siano forti insieme.

– Hai ricevuto delle critiche ?

Si, molte. Di sicuro ci sono persone a cui non piace il mio modo di scrivere e questo va bene, ma la maggior parte delle volte i commenti sono su come sembro, come mi vesto, come mi trucco, come parlo e cose di questo genere. Si, è difficile in alcuni momenti, pensa, ho ricevuto un premio tra le 100 donne in America che fanno cose differenti e un uomo mi è venuto vicino dicendo che avevo ricevuto quel riconoscimento solo perché chiacchiero di vino e sto bene in costume ! Io ho risposto che questo è il mio lavoro e lui si è rivolto dicendo “Oh non sai accettare uno scherzo, prendi tutto sul serio sei troppo sensibile!”  Perché fare quel commento, perché cercare di buttarmi giù, perché cercare di svalutarmi, perché cercare di farlo sembrare altro? Sono stanca di questo, è una strana  sensazione e sto cercando di capire come rimanere al di sopra di questo. Da un lato non m’interessa cosa le persone dicono di me, io so che sto facendo del mio meglio per i produttori e per gli importatori che mi conoscono e mi rispettano, come io rispetto loro, e quindi non mi interessa cosa un qualsiasi altro sconosciuto possa pensare, dire o fare.

– Conosci Alice Feiring e Isabelle Lageron (Raw Wine Festival)?
Ho molto rispetto per queste donne come persone di sani principi e forti della loro opinione e della loro voce che non hanno paura di usare per conto dei vini naturali e per conto di loro stesse. Sono persone alle quali guardo sempre, come anche alla distributrice Amy Atwood che è una donna forte e determinata così come a Jenny Lefcourt di Jenny & Francois Selection. Tutte queste donne sono molto determinate ed hanno un’idea chiara del vino e cosa vogliono fare con il vino e lo fanno senza scendere a compromessi. Queste sono le donne a cui guardo e sono molto grata per il loro supporto. Amy è stata la persona che mi ha preso sotto la sua ala e fatto conoscere molti vini, portato in Francia con Jenny a visitare dei produttori. A volte a fine degustazione passava a casa a lasciarmi dei vini cosicché potessi assaggiarli. Questo è stato tanto per me, dato che non avevo molti soldi per comprare i vini, cosa che ho sempre fatto e che faccio il più possibile anche oggi, per mantenere quello che scrivo il più possibile onesto. Amy e Jenny sono molto amiche di Alice e Isabelle, è una comunità  di donne forti che si supportano e stimolano a vicenda. Mi ricordo ancora quanto ero nervosa per scrivere una mail ad Alice chiedendole informazioni sui vini georgiani di cui lei è un’esperta, e ricordo quanto fui contenta di ricevere nella sua risposta apertura e disponibilità nel rispondere alle mie domande e atteggiamento di supporto verso di me. Questo è molto importante, adoro le donne che sono aperte e disposte a dare in questo modo.

– Cosa sono per te i vini naturali?

Non essendoci definizioni specifiche che li classificano, quello che io comunico in America è che i vini naturali sono quelli ottenuti senza aggiungere nulla e senza togliere nulla dal vino, è solo il vino come dovrebbe essere: senza aggiungere o togliere nulla in vigna così come in cantina. So che è difficile perché i vini naturali cambiano in continuazione, ora qui in Italia ho 5 bottiglie con me che spero di trovare ancora buone e vive quando sarò a Los Angeles, però potrebbero cambiare e per questo non scrivo mai negative recensioni sul vino. Non sono contraria all’utilizzo di pochissimi solfiti aggiunti nella fase di imbottigliamento, cosicché il vino rimanga abbastanza stabile e permetta di farlo arrivare negli States, specialmente in California che è molto distante, piuttosto che non averlo affatto. Non è una cosa buona per nessun vino in generale se il consumatore ne riceve uno cattivo che poteva essere salvato con l’aggiunta di piccolissime dosi di solforosa. Per il resto sono contraria praticamente a qualsiasi altra cosa che venga aggiunta o tolta al vino. Il vino naturale deve essere onesto verso la sua terra, verso le varietà dell’uva e deve rispecchiare l’onestà del produttore.

– Credi nel Terroir? Pensi che si possa produrre vino naturale anche in aree non vocate?

Si credo molto nel terroir e ritengo che sia un fattore estremamente importante per la produzione di vini buoni però penso altrettanto che ci sia la possibilità di produrre in luoghi inaspettati dove esistono terroirs che oggi si conoscono poco. Credo che ci siano possibilità infinite per fare il vino fintanto che venga dal cuore delle persone che lo producono con rispetto e non provano ad esasperarlo. Ad esempio i vini slovacchi di cui accennavamo ieri: non sapevo che si producesse vino in Slovacchia, li abbiamo assaggiati ed erano fantastici, tanto sapore unito ad altre caratteristiche interessanti. Si, credo che sia possibile fare vino in zone meno conosciute, l’importante è che il tutto sia rispettoso per la terra e per le uve.

– Come vedi la scena del vino naturale nei prossimi anni? 

Per i prossimi due anni sarà molto interessante vedere questa evoluzione del vino naturale che diventerà più popolare e di moda. Sarà importante educare il consumatore che questo non è un trend di generazione o una moda ma bensì uno stile di vita. Credo che i prossimi due anni per chi produce vino sarà difficile perché la sensazione è quella di un trend e anche il mio compito sarà quello di dimostrare il contrario. Spero che il mio lavoro sarà in futuro sempre di promuovere questi vini, educare e far capire alle persone che questa non è  una moda. Anche per questo non mi piace utilizzare il termine Vino Naturale perché realmente è solo vino, e tutti i vini dovrebbero essere fatti in questo modo, senza chimica, che è così sbagliata per l’ambiente e per i consumatori. Per me e’ molto importante parlare di questi non come vini naturali ma bensi’ solo vini, così è come dovrebbe essere. Spero di continuare a parlare di vino, educare le persone e supportare i produttori, gli importatori, i distributori e i negozi, spero di continuare a fare questo lavoro ma Who knows ! You know.